Anche le cannucce diventano sostenibili: come sta cambiando il settore Horeca

Anche le cannucce diventano sostenibili: come sta cambiando il settore Horeca

Maggio 7, 2026 Off Di Nivea Mendozza

C’è stato un momento, non troppo lontano, in cui le cannucce di plastica sono finite al centro del dibattito ambientale. Le foto delle tartarughe marine, i video degli oceani invasi dalla plastica, le campagne sui social: tutto sembrava puntare il dito contro quel tubicino che fino a quel momento nessuno aveva mai guardato due volte. Poi è arrivata la direttiva europea sulla plastica monouso, e da lì il cambiamento è stato inevitabile. Bar, ristoranti, locali: tutti a cercare un’alternativa. Le cannucce di carta sono state la prima risposta, ma negli anni hanno mostrato i loro limiti.

Ed è così che oggi si parla di cannucce in fibra di canna da zucchero, un’alternativa che sta conquistando sempre più spazio e che merita di essere raccontata, perché dietro c’è un ragionamento più ampio su come stiamo ripensando il modo in cui consumiamo.

Cannucce in fibra di canna da zucchero: il nuovo standard sostenibile

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna partire da un concetto semplice: quando si lavora la canna da zucchero per estrarne lo zucchero, quello che resta è un residuo fibroso che si chiama bagassa. Per anni è stato trattato come uno scarto, bruciato per produrre energia o aggiunto al compostaggio. Non oggi, però, perché è diventata una delle materie prime più interessanti dell’economia circolare. Ci si fanno confezioni, stoviglie, e – appunto – cannucce.

Questo materiale non chiede nulla in più al pianeta. Non servono coltivazioni dedicate, non si consumano risorse che non sarebbero già state impiegate. È il classico caso in cui lo scarto di un processo diventa la materia prima di un altro, e il cerchio si chiude in modo quasi naturale.

Una cannuccia in fibra di canna da zucchero non si sfalda dopo poco tempo, viene impiegata per il suo uso dall’inizio alla fine senza intoppi e – soprattutto – senza chiedere sacrifici a nessuno. Sembra un dettaglio, e in effetti lo è. Ma chi lavora nella ristorazione sa benissimo che la qualità di un servizio si costruisce esattamente su questi dettagli, uno dopo l’altro.

Come sta cambiando il settore Horeca davanti alla sfida ambientale

La normativa ha dato la spinta iniziale, questo è innegabile, ma sarebbe un errore non riconoscere che sono cambiati i clienti, e con loro è cambiato tutto il resto. Oggi le persone scelgono dove mangiare e dove bere anche in base a criteri che dieci anni fa non venivano nemmeno presi troppo in considerazione: da dove arrivano gli ingredienti, come vengono gestiti gli scarti, che tipo di materiali si usano per l’asporto.

I locali lo hanno capito, e si stanno adeguando in modi diversi. C’è chi ha fatto della sostenibilità un vero e proprio manifesto, raccontandola apertamente ai clienti come parte dell’identità del locale. E c’è chi lavora in modo più discreto, adottando prodotti e materiali con la stessa convinzione. La direzione è chiara: il settore Horeca sta imparando a ragionare sull’intero ciclo di vita dei prodotti che utilizza, dalla materia prima allo smaltimento. La sostenibilità è diventata una componente strutturale dell’offerta.

Memea Green e l’innovazione made in Torino

A guidare Memea Green, realtà torinese che si è specializzata nel packaging sostenibile per il settore Horeca, è Giuseppe Federico Liprandi, trent’anni, parte di quella generazione di imprenditori che sta portando nuove idee nel mondo, con valori più attuali, in cui si punta molto sull’innovazione e sulla sostenibilità.

L’azienda ha puntato sulle cannucce in fibra di canna da zucchero, sviluppando una linea pensata per l’uso professionale. Accanto alla versione naturale, dal colore chiaro e dall’aspetto riconoscibilmente vegetale, c’è anche una variante nera, ottenuta con inchiostro a base d’acqua per non compromettere la sostenibilità del prodotto. Ed è una scelta tutt’altro che casuale.

“Oggi la sfida non è solo eliminare la plastica, ma migliorare l’esperienza del cliente”, ha spiegato Liprandi, centrando quello che probabilmente è il nodo di tutta la questione. Un prodotto deve dimostrare di funzionare almeno quanto quello che va a sostituire.

Memea Green mostra come il cambiamento in settori tradizionali come la ristorazione passi spesso attraverso le aziende che stanno leggendo i segnali del mercato per proporre risposte concrete e per costruire, pezzo dopo pezzo, il futuro della ristorazione sostenibile.